Pubblichiamo di seguito il commento di SMEunited, l’Organizzazione europea dell’artigianato e delle Pmi di cui Confartigianato è membro fondatore, in merito alla sentenza emessa il 28 gennaio con la quale la Corte di Giustizia Ue, su ricorso della Commissione Ue, dichiara che l’Italia ha violato la direttiva europea sulla lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. SMEunited fa rilevare l’importanza del ruolo svolto da Confartigianato nel monitorare il malcostume dei ritardi di pagamento della Pa. Infatti, anche su questa attenta rilevazione della Confederazione si è basata l’azione della Commissione europea nel denunciare i ritardi di pagamento della Pa italiana.

La Corte di Giustizia Europea ha emesso una sentenza il 28 gennaio 2020 (Causa C-122/18 Commissione contro Italia) con cui dichiara che l’Italia ha violato la direttiva europea sulla lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. L’Italia non riesce infatti a garantire che le sue autorità pubbliche paghino le fatture in tempo (entro 30 o 60 giorni, a seconda dei casi). La Corte ha ribadito l’argomentazione dell’Italia secondo cui “l’Italia è tenuta a garantire l’effettivo rispetto dei termini massimi di pagamento in tutte le circostanze”.
SMEunited accoglie con favore questa sentenza in quanto è la prima volta che uno Stato membro viene condannato per non aver rispettato la direttiva. L’importanza di questa sentenza va in un certo senso oltre il rapporto tra imprese private e autorità pubbliche e riguarda anche i rapporti B2B e B2C. Infatti, secondo la Corte “i ritardi di pagamento costituiscono una violazione del contratto che è stata resa finanziariamente attraente per i debitori nella maggior parte degli Stati membri da tassi d’interesse bassi o inesistenti sui ritardi di pagamento e/o dalla lentezza delle procedure di ricorso”. Per invertire questa tendenza e per scoraggiare i ritardi di pagamento è necessario un passaggio decisivo verso una cultura del pagamento rapido, in cui l’esclusione del diritto di addebitare gli interessi di mora sia sempre considerata una clausola o una pratica contrattuale gravemente iniqua. Tale cambiamento dovrebbe anche includere l’introduzione di disposizioni specifiche sui termini di pagamento e sul risarcimento dei creditori per le spese sostenute e, tra l’altro, si dovrebbe presumere che l’esclusione del diritto al risarcimento dei costi di recupero sia gravemente iniqua”.
Come ha sempre affermato SMEunited, le autorità pubbliche non possono fornire alcuna giustificazione per i loro ritardi di pagamento. In effetti, la Corte ha giustamente affermato che “in linea generale, le autorità pubbliche beneficiano di flussi di entrate più sicuri, prevedibili e continui rispetto alle imprese. Inoltre, molte autorità pubbliche possono ottenere finanziamenti a condizioni più interessanti rispetto alle imprese. Allo stesso tempo, le autorità pubbliche dipendono meno delle imprese dalla costruzione di relazioni commerciali stabili per il raggiungimento dei loro obiettivi. I lunghi termini di pagamento e i ritardi di pagamento da parte delle autorità pubbliche per beni e servizi comportano costi ingiustificati per le imprese. È pertanto opportuno introdurre norme specifiche per quanto riguarda le transazioni commerciali per la fornitura di beni o servizi da parte delle imprese alle pubbliche autorità, che dovrebbero prevedere in particolare termini di pagamento di norma non superiori a 30 giorni di calendario, a meno che non sia stato espressamente convenuto diversamente nel contratto e purché sia obiettivamente giustificato alla luce della natura o delle caratteristiche particolari del contratto, e in ogni caso non superiore a 60 giorni di calendario”.
SMEunited ringrazia i servizi della Commissione per la loro dedizione a questo importante dossier per le PMI. Sottolinea inoltre l’importanza e il riconoscimento per il lavoro svolto per anni dalle nostre organizzazioni associate. La Commissione ha basato la sua azione, tra l’altro, su uno studio realizzato dalla nostra organizzazione membro Confartigianato. Pertanto SMEunited invita ancora una volta le organizzazioni associate e i loro membri a fornire prove sui casi di ritardo nei pagamenti e sui termini di pagamento imposti dalle autorità pubbliche e dalle imprese.
Non è infatti escluso che la Commissione avvii altre cause contro gli Stati membri.
Ma questo non sarà sufficiente. I ritardi di pagamento nelle relazioni B2B e da parte delle autorità pubbliche rimangono un problema enorme anche nei paesi con la cosiddetta buona cultura dei pagamenti. SMEunited chiede alla nuova Commissione di includere nella sua strategia per le PMI una proposta per rafforzare la direttiva esistente. Il termine standard di pagamento nelle relazioni B2B dovrebbe essere limitato a 30 giorni. Ciò chiarirebbe anche l’incertezza esistente sull’interpretazione delle condizioni di pagamento “grossolanamente ingiuste”. Situazioni specifiche in alcune catene di valore possono giustificare una deroga, in accordo con il settore, e l’uso di un termine di pagamento più o meno lungo.
La nuova proposta legislativa dovrebbe anche garantire che le autorità pubbliche non possano abusare del periodo di verifica per ritardare i loro pagamenti. Se un’amministrazione pubblica paga più tardi di quanto accettato, dovrebbe essere introdotto il principio della compensazione dei crediti con i contributi fiscali o sociali. Infine, gli Stati membri dovrebbero prevedere procedimenti giudiziari efficienti e a basso costo per il recupero delle fatture non contestate.

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