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  • Bonus edilizi e cessione dei crediti: le proposte di Confartigianato
16 Marzo 2023

Il decreto-legge n. 11, approvato nella riunione del Consiglio dei Ministri del 16 febbraio 2023, interviene per modificare la disciplina riguardante la cessione dei crediti d’imposta relativi a spese per il recupero del patrimonio edilizio, efficienza energetica, “superbonus 110%”, misure antisismiche, facciate, impianti fotovoltaici, colonnine di ricarica e barriere architettoniche.

Il provvedimento ha di fatto accentuato le difficoltà in cui già si trovavano molte imprese a fronte delle quali appare indispensabile, come anche dallo stesso Governo riconosciuto, trovare rapide e immediate soluzioni che risolvano le problematiche evidenziate. In particolare, Confartigianato, in Commissione Finanze, il 27 febbraio scorso, ha ritenuto necessario richiamare l’attenzione del Parlamento sui seguenti temi e ha promosso la presentazione di emendamenti.

Proposte di modifica urgenti per il periodo transitorio

Il decreto-legge approvato prevede, in linea generale, che possono continuare a cedere i crediti solo coloro che alla data di entrata in vigore dello stesso (17 febbraio 2023) avevano presentato la comunicazione di inizio lavori (Cila) o avviato i cantieri, declinando le diverse fattispecie (interventi da superbonus o interventi diversi, condomini o altri soggetti).

Per restituire agli operatori certezza e garanzia sul finanziamento degli interventi da tempo programmati, Confartigianato ritiene necessario intervenire d’urgenza, prima ancora della conversione in legge del d.l. in oggetto.

Secondo la confederazione è necessario rinviare a un congruo termine, successivo al 17 febbraio 2023, la data entro la quale è necessario aver presentato la Cila per poter mantenere la possibilità di cessione/sconto del credito e prevedere, per i lavori di edilizia libera non assistiti da CILA, considerato il limitato valore degli stessi, la possibilità di autocertificare da parte del contribuente la data di avvio di tali lavori (prassi peraltro già seguita dall’Agenzia delle Entrate nei controlli previsti sui crediti per i quali non è previsto il titolo abilitativo).

Confartigianato chiede, inoltre, per dare tranquillità agli operatori, che l’Agenzia delle Entrate precisi che, in ogni caso, la cessione/sconto resti ferma per tutte le spese sostenute nel 2022 (peraltro quelle relative al superbonus sono anche assistite da asseverazioni che attestano l’intervenuto realizzo delle opere) che formeranno oggetto di comunicazione entro la fine di marzo 2023.

Proposte di modifica da adottare in sede di conversione del decreto-legge n. 11 del 2023

Confartigianato è dell’avviso che il raggiungimento degli obiettivi di efficientamento energetico e di messa in sicurezza degli edifici non possa essere realizzato se, nonostante il mantenimento di un sistema di agevolazioni sotto forma di detrazioni fiscali, per alcune fattispecie di intervento e categorie di soggetti non venga garantita la possibilità di sconto in fattura/cessione dei crediti. Pertanto è indispensabile che la cessione/sconto sia mantenuta per i beneficiari della detrazione con redditi di riferimento sotto una determinata soglia. In tal modo si darebbe la possibilità di realizzare gli interventi sulle abitazioni principali a soggetti con redditi bassi che, in assenza della citata possibilità, non potrebbero permettersi di avviare alcuna opera di miglioramento. Tale possibilità, considerati i vincoli imposti agli interventi con detrazione al 90% dal 1° gennaio 2023, andrebbe senz’altro riconosciuta per gli interventi sulle unità abitative unifamiliari.

Relativamente agli interventi per i quali la detrazione è ripartita in quattro o cinque annualità (principalmente, superbonus o sismabonus o interventi per il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche) dovrebbe essere data facoltà ai beneficiari di fruirne in un più ampio periodo: in tal modo si consentirebbe ai soggetti non totalmente incapienti di non perdere l’agevolazione attraverso l’utilizzo diretto della detrazione.

Inoltre, secondo Confartigianato andrebbe prevista: la cedibilità del credito per una percentuale della detrazione ammessa; in tal modo, si darebbe la possibilità di realizzare gli interventi anche a contribuenti che non presentano l’intera capacità finanziaria per realizzare l’opera. E la cessione/sconto in relazione a immobili che presentano una classe energetica particolarmente bassa o ridotti requisiti sismici privilegiando, quindi, gli interventi in cui si ravvisa una urgente necessità di incremento dell’efficienza energetica dell’edificio o della messa in sicurezza strutturale.

In sede di conversione, Confartigianato auspica che il Parlamento intervenga per mantenere la possibilità di optare per lo sconto/cessione per gli interventi “superbonus” relativi alla ricostruzione degli immobili danneggiati da eventi sismici per i quali la detrazione del 110% è ammessa sino al 2025, considerata la preminente valenza sociale dell’intervento. È necessario, poi, che tale facoltà di opzione venga garantita per tutto il periodo di vigenza dell’agevolazione, trattandosi di interventi che necessitano di procedure tecniche e amministrative non brevi. Inoltre, vanno salvaguardate le situazioni legate agli interventi di riqualificazione da parte di soggetti che operano nel settore del social housing.

Proposte per l’ampliamento della capacità di assorbimento del mercato

Confartigianato propone alcune misure e indicazioni che potrebbero consentire una più rapida ed efficace soluzione al problema dei crediti “incagliati”, restituendo alle imprese la liquidità su cui hanno fatto affidamento. Una prima obbligata soluzione consiste nella scelta di aumentare la capacità di “assorbimento” da parte del sistema creditizio, che deve essere attentamente valutata alla luce della residua capacità fiscale degli istituti. In questo ambito, da più parti, sono state indicate soluzioni possibili che, ad avviso di Confartigianato, devono tutte essere valutate, per fare in modo che comunque si precostituiscano le condizioni per uno smaltimento rapido dei cassetti fiscali delle imprese in difficoltà. Fra tali proposte andrebbe valutata anche la possibilità di consentire la cessione illimitata dei crediti fra soggetti “vigilati”.

Sotto questo profilo, peraltro, deve essere tenuto in considerazione che aumentare la capacità di “assorbimento” dei crediti non necessariamente comporta un automatico “acquisto” degli stessi da parte del sistema bancario. In particolare, la gestione degli acquisti risulta poco appetibile in quanto meno remunerativa per i crediti di importo più ridotto. Per quest’ultima ragione, deve in ogni caso essere valutata la possibilità di mettere in campo un’alternativa sul mercato dei potenziali acquirenti attraverso l’intervento di un “acquirente pubblico di ultima istanza” nei casi in cui, pur in presenza di una massa significativa dei crediti in termini di valore assoluto, questa risulti frammentata in una pluralità di singoli crediti di importo ridotto. Il “quasi monopolio” attribuito al sistema bancario con la previsione del decreto-legge n. 4 del 27 gennaio 2022 unitamente al “deficit di capienza” delle stesse che si è rapidamente manifestato, ha fatto sorgere un atteggiamento estremamente selettivo negli acquisti, penalizzando quelli commercialmente meno appetibili. Per tali motivi, attribuire a un soggetto di emanazione pubblica, dotato di necessaria liquidità, il ruolo di “acquirente di ultima istanza”, che interviene nelle situazioni in cui i crediti non sono assorbiti dal sistema bancario, potrebbe costituire quello strumento straordinario che permetta una soluzione rapida del problema dei crediti “incagliati”.

Da ultimo, tra le proposte tese a superare il problema dei crediti incagliati, dovrebbe, a nostro avviso, essere inserito l’ampliamento dell’arco temporale di utilizzo dei crediti in compensazione. In assenza della necessaria capienza fiscale, le imprese che hanno nei cassetti fiscali i crediti perdono una parte degli stessi loro spettante. In tal senso va attuata rapidamente la norma (art. 9, comma 4, d.l. 176 del 18 novembre 2022, convertito in legge 6/2023) che già prevede la possibilità, per i crediti d’imposta “superbonus” derivanti dalle comunicazioni di cessione o di sconto in fattura inviate all’Agenzia delle Entrate entro il 31 ottobre 2022 e non ancora utilizzati, di essere fruiti in dieci rate annuali di pari importo, in luogo dell’originaria rateazione prevista per i predetti crediti (cinque o quattro rate annuali). È necessario che sia emanato tempestivamente il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate per disciplinare la comunicazione che va effettuata da parte del fornitore o del cessionario. Infine, andrebbe consentito, limitatamente alle spese sostenute nell’anno 2021, l’utilizzo anche negli anni successivi della quota di credito d’imposta non fruita entro la fine del 2022. Le continue e numerose modifiche normative sulle regole delle cessioni, come noto, ne hanno limitato il numero e hanno reso più cauti gli operatori bancari e finanziari nell’acquisizione dei crediti, con la conseguenza che molte imprese che hanno concesso lo sconto in fattura negli ultimi mesi dell’anno 2021 si sono viste respinte le richieste di cessione, né hanno finora trovato operatori disponibili ad acquisire il credito. Tali imprese, se non hanno avuto capienza fiscale per effettuare le compensazioni della prima quota del credito d’imposta entro la fine del 2022, hanno perso parte della stessa. Tale è l’effetto della disposizione contenuta nell’articolo 121, comma 3, d.l. 34/2020 che vieta il rimborso e l’utilizzo ultrannuale delle quote di credito non fruite entro l’anno.

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