3 Novembre 2022

Il nuovo esecutivo ha annunciato la riduzione della pressione fiscale su imprese e famiglie, attraverso una riforma all’insegna dell’equità e l’innalzamento del tetto dei ricavi per i forfettari, che passerebbe da 65 mila euro a 100 mila in parallelo con l’introduzione di una flat tax incrementale. Tale manovra consentirebbe di estendere il regime forfettario a una platea di 240 mila partite Iva, l’11% in più rispetto all’attuale totale. Bisogna però fare i conti con le risorse disponibili e pertanto non è certo che l’obiettivo possa essere raggiunto già con la prossima legge di bilancio. Potrebbe più facilmente accadere che dal 2023 la soglia dei ricavi venga spostata a 85 mila euro (contro i 65 mila euro attuali). In tal caso si stima che il regime forfettario verrebbe esteso a 140 mila nuovi contribuenti (stimati sulla base del volume d’affari delle partite Iva dichiarato nel 2021 e riferito al 2020).

Inoltre Confartigianato, da tempo, sollecita il taglio del cuneo fiscale e contributivo che ha ormai toccato livelli insostenibili per le nostre imprese: il 46,5%, secondo l’Ocse, tra i peggiori a livello internazionale, che sfiora il 50% se aggiungiamo oneri e contributi sociali.

Il nuovo Governo ha annunciato proprio l’ipotesi di utilizzare la leva fiscale per sostenere il reddito disponibile dei lavoratori, attraverso un mix di strumenti. Tra questi vi è il sistema dei fringe benefit, strumento utile, ma largamente sottoutilizzato. Ricordiamo che il decreto Aiuti bis ha innalzato, ma solo per il 2022, l’esenzione da imposte a 600 euro includendo anche le spese per le utenze domestiche (oltre ai 200 euro del buono carburante introdotto sempre dal governo Draghi). L’altra misura su cui l’esecutivo sta ragionando riguarda i premi di produzione riconosciuti ai dipendenti che se convertiti in welfare aziendale sono esentasse.

Il Governo sta anche valutando una revisione del reddito di cittadinanza per distinguere tra i percettori che non essendo in grado di lavorare hanno bisogno di un sostegno e quanti invece sono considerati “occupabili” che devono, pertanto, inserirsi nel lavoro.

Il Governo ha infine annunciato una tregua fiscale per consentire a cittadini e imprese in difficoltà di regolarizzare la propria posizione con il fisco di cui abbiamo parlato nella newsletter fiscale n. 27 del 27 ottobre scorso.

“Si volti pagina, per costruire e realizzare un progetto di futuro che faccia leva su 4 milioni di artigiani e di micro e piccole imprese, il 99% del sistema imprenditoriale”. È quanto Confartigianato ha chiesto al nuovo esecutivo. “In questi anni, in questi decenni – ha  sottolineato Marco Granelli, presidente Confartigianato di – ne abbiamo sentiti fin troppi di annunci, di promesse, di riforme avviate e mai realizzate. Ora non possiamo proprio più permetterci altre inutili attese. Le imprese possono mettercela tutta, ma spesso i loro sforzi si schiantano contro la porta chiusa di un ufficio pubblico, un permesso negato, una fattura non pagata da mesi o da anni. Servono segnali concreti e immediati di riduzione della pressione fiscale e di semplificazione degli adempimenti burocratici, di maggiore facilità di accesso a nuovi strumenti di finanza d’impresa, alla ricerca e ai progetti di innovazione digitale e tecnologica, di transizione ecologica e di internazionalizzazione”.

In particolare, segnala Confartigianato, il fisco è una leva straordinaria per favorire investimenti e crescita. Basta guardare a quanto avvenuto nel quadriennio precedente alla pandemia quando una politica fiscale prudente, ma non recessiva, ha accompagnato i progressi nell’innovazione e nello sviluppo delle imprese.

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