Bricca (Presidente Confartigianato Imprese Parma): “La Legge annuale PMI dal 7 aprile, introdurrà una stretta sull’uso delle denominazioni “artigianato” e “artigianale“. L’utilizzo sarà riservato esclusivamente alle imprese artigiane iscritte all’Albo grazie ad una sacrosanta rivendicazione portata avanti dalla nostra associazione”.
Il confine tra l’ambiguità e la trasparenza per migliaia di imprese e milioni di consumatori ha una data di scadenza e sarà il prossimo 7 aprile 2026. Da quel giorno, grazie a una rivendicazione, ottenuta con determinazione da Confartigianato, i termini ‘artigianato’ e ‘artigianale’ non potranno più essere usati con leggerezza o, peggio, in modo ingannevole.
“Infatti – spiega il presidente di Confartigianato Imprese Parma Enrico Bricca – la Legge annuale PMI, in vigore appunto da 7 aprile, introduce una stretta sull’uso delle denominazioni “artigianato” e “artigianale“. L’utilizzo sarà riservato esclusivamente alle imprese artigiane iscritte all’Albo e con sanzioni fino all’1% del fatturato (minimo 25.000€) per chi usa il termine in modo improprio”.
La novità ha una portata rivoluzionaria per i settori simbolo della manifattura italiana come, ad esempio, l’alimentare, la moda, l’artigianato artistico e tradizionale. La nuova Legge annuale per le PMI ha così finalmente colmato una lacuna normativa che per decenni ha generato incertezza sul mercato. Il principio ora è scolpito nella norma: l’uso delle denominazioni “artigianato” e ‘artigianale’ è consentito esclusivamente alle imprese in possesso della qualifica artigiana ai sensi della legge vigente. “Fine della concorrenza sleale: vince l’autentica eccellenza dell’artigianato made in Italy”: questo il commento del Presidente di Confartigianato Marco Granelli secondo il quale “questa norma riconosce finalmente il valore autentico dei prodotti artigiani e tutela i consumatori che dal 7 aprile avranno la certezza legale che ciò che acquistano come ‘artigiano’ sia effettivamente frutto del lavoro, dell’ingegno e della passione dei nostri imprenditori”.
La novità ha una portata rivoluzionaria per i settori simbolo della manifattura italiana come, ad esempio, l’alimentare, la moda, l’artigianato artistico e tradizionale. In sostanza, si chiude l’era dei ‘furbetti’ che utilizzano il prestigio del termine “artigianato” senza averne titolo. Per garantire che la legge non resti lettera morta, il legislatore ha introdotto un regime sanzionatorio estremamente severo, pensato per scoraggiare qualsiasi tentativo di abuso. Per ogni violazione commessa nell’uso improprio della denominazione, è prevista una sanzione minima di 25.000 euro.
Articolo di Andrea Gavazzoli
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